| Il club dei meteorologi a caccia del freddo record |
Si chiama Progetto Doline: uno studio sull'inversione termica. I risultati vengono utilizzati per combattere l'inquinamento nelle vallate alpine di ANDREA SELVA
Per arrivare a -40 servono condizioni ben precise: cielo sereno, bassa umidità, assenza di vento. Quando tutto questo si verifica laggiù nella dolina capita di provare esperienze incredibili, come differenze di 30 gradi centigradi tra il fondo e il bordo della depressione. Oppure aumenti della temperatura superiori ai 20 gradi nel giro di mezz'ora: un'energia termica enorme che si mette in moto e che si fa sentire, in modo sconvolgente, sulla pelle del viso, l'unica che resta scoperta quando ci si avventura nel mondo del gelo, dove il termometro arriva a scendere di un grado ogni metro di profondità. Attualmente ci sono termometri in 47 "siti freddi" che registrano la temperatura ogni 15 minuti, alimentati da batterie speciali che potrebbero resistere a meno 87 gradi sotto zero, che in pratica è quasi il record mondiale del gelo registrato dai russi nel 1983 in Antartide. Ma a che servono queste misurazioni? Conoscere il fenomeno dell'inversione termica - di questo si tratta - può essere utile a sconfiggere l'inquinamento che nei mesi invernali si verifica nelle vallate di montagna. Ma questo gelo naturale viene sfruttato anche per collaudare - dietro l'angolo di casa - le attrezzature tecniche che possono servire nelle terre dei grandi freddi. Si spiegano così, con l'effetto doline, anche i primati del gelo che fanno registrare numerose località abitate, dall'altopiano di Asiago (nel Vicentino) al pian del Cansiglio (vicino a Belluno), ma anche Malga Millegrobbe in Trentino oppure il valico di Fusine, al confine tra Friuli e Slovenia. In fondo non sono altro che enormi conche nel suolo dove si formano "grandi laghi d'aria gelata", i cui nomi siamo abituati a sentire nei bollettini meteo quando il termometro punta verso il basso. da Repubblica.it
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